Pagati per p(r)ost(r)ar

Ted Murphy, fondatore di MindComet, ha avuto una trovata che in pochissimo tempo è riuscita a generare un’onda di sgomento e indignazione in una fetta consistente del Web conosciuto. Quelli che non si sono ancora lamentati e quelli che non sono in trepida attesa (supponendo che qualcuno possa esserlo) probabilmente non hanno sentito parlare di PayPerPost.com — del modello PagamiPerchéMento. La genialità della cosa finisce qui, nel (non poco) clamore suscitato.

Cosa / Perché è successo…

Le aziende sono sempre più in cerca di opinion maker che parlino bene dei loro prodotti (positive blog coverage). L’idea di Murphy parte dal desiderio di fare “evolvere” il buzz/viral marketing: perché non pagare quei fessi dei blogger per scrivere bene dei nostri prodotti? In questo modo qualcuno che sia pronto a vendere il suo… Come dire… Lo troviamo di certo! [ dialogo fictional ]

Il PagamiPerchéMento (detto anche prostr beta) ha l’obiettivo di fare emergere dall’oscurità telematica, di standardizzare/automatizzare, gli accordi tra le aziende e i blogger. Questi accordi, come dicevo, sono finalizzati a ingigantire l’entusiasmo (fino alla saturazione) e spesso a trascendere l’edulcorazione — a giungere là dove nessun blogger mercenario è mai giunto prima.

La cosa funziona così. Le aziende propongono una serie di Opportunità, ovvero di set di regole a cui i post dovranno sottostare. Il blogger ha la possibilità di scegliere una tra le Opportunità che più gli vanno a genio e successivamente di scrivere un post che ne rispetti i dettami. Fatto questo gli basterà segnalare il contenuto adulterato ai tizi del servizio PagamiPerchéMento attraverso la presenza di un link. Dopo l’approvazione da parte del team di controllo il post dovrà rimanere online rispondendo allo stesso permalink per almeno 30 giorni (con la possibilità di subire controlli randomici). A quel punto i “buoni samaritani” del PagamiPerchéMento invieranno il corrispettivo ottenuto via PayPal (le cifre per il momento satellitano attorno ai 10$, se ho ben capito).

E’ un mestiere vecchio come l’uomo…

E’ un’involuzione, come dicevo, soprattutto perché nessuna regola obbliga a rendere esplicito ai lettori l’accordo tra “He wants to create a buzz” e “She wants to make money” — i nomi dei personaggi sono presi paro paro dal sito del primo PagamiPerchéMento. Incredibile, vero?!

Qualcuno sta già parlarlando della nascita di un’epoca del PayPerPost, sottolineando la possibilità che iniziative di questo genere possano attecchire e dare il via a una serie di cambiamenti radicali (terribili) alle fondamenta del personal publishing, scimmiottando il peggio dei vecchi media.

Murphy non è un pivello, inoltre ha cominciato a sperimentare modelli di questo genere nel 2004…

Ciononostante è probabile — molti lo augurano — che questo dannato PayPerPost sia solo una strepitosa cazzata (perdonate il tecnicismo) effimera, che ci scorderemo tra un paio di mesi.

Di certo l’anima non vale così poco, ma non è solo un problema di prezzi!

aggiornamento:

Il meme del PayPerPost fa leva sul desiderio di monetizzare i contenuti, presente in una parte decisamente consistente della blogosfera. Il “lato oscuro” del blogging è (potenzialmente) in ognuno di noi, anche il sottoscritto viene spesso tentato da memi mefistofelici — a che pro negarlo.

Credo che il discorso debba innanzitutto spostarsi su qualcosa di meno evil, per esempio sulla possibilità di trarre profitto da post sinceri a favore di (oppure contro) un prodotto. Di certo anche in quel caso si dovrebbe affrontare il solito problema annoso dello stabilire che cosa sia la Verità, o qualche inutile dilemma appartenente allo stesso filone (es. la fuffa della Verità vs Libertà).

approfondimenti: Polluting The Blogosphere (l’hub di diffusione del meme)

trivia: MindComet in passato si distinse per la belinata galattica dei feed RSS inviati nello spazio

un po’ differente ma attuale: Net Neutrality*

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