La scoperta dell’AcquaCaldaX (e dei nomi brutti)

E’ da circa un anno che utilizzo XMLHttpRequest per i miei progetti accademici. Credo inoltre di avere acquisito un po’ di esperienza in fatto di applicazioni basate sul Web (dato che con questo genere di sistemi ho a che fare da più di 11 anni). Quindi è lecito il mio stupore alla vista di uscite di questo genere da parte di individui che affermano di aver assemblato una fantomatica risorsa tecnologica chiamata Ajax (si pronuncia ei-jecs, credo).

Il documento che ho linkato contiene una breve spiegazione della suddetta tecnologia, condita con una manciata di grafici di behaviour piuttosto banali. Gli aspetti principali del “loro” sistema sono:

  • uso di XHTML e CSS per il layer di presentazione
  • visualizzazione dinamica e interazione attraverso il Document Object Model
  • scambio di dati e manipolazione utilizzando XML e XSLT
  • recupero dei dati asincrono via XMLHttpRequest
  • un po’ di JavaScript per incollare tutto assieme…

La cosa che più mi sorpende è che il modo standard di utilizzare gli oggetti XMLHttpRequest (che rappresentano il fulcro di questo genere di applicazioni) non si discosta di una virgola dalla “nuovissima” struttura da loro proposta. Gli ingredienti che elencano sono il pane quotidiano di chiunque si occupi di interfacce molto dinamiche (per usare un termine che mi ha colpito di recente). Ajax è – quindi – solo un’interessante proposta architetturale.

Tutto il resto è un esempio di aberrazione del branding!

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