Pericolo desertificazione letteraria

“Che cosa può importarcene di un libro che non ci porta al di là di tutti i libri?”
— Friedrich Wilhelm Nietzsche, La gaia scienza

Dalla libreria al supermercato. La Feltrinelli ha deciso di ridurre il numero dei libri in catalogo e di accentrare il controllo sugli acquisti dei punti vendita (le circa 90 librerie sparse per il territorio).

In pratica: enfasi sugli aspetti commerciali a discapito dell’incentivazione letteraria.

Tutto ciò probabilmente si tradurrà in un appiattimento dell’offerta, un ulteriore ingrigirsi delle nostre possibilità di scelta. E non c’è bookshifting che tenga: che senso avrebbe rimescolare un calderone già uniforme?

Questo problema non riguarda la presenza delle spaventose pile di Dan Brown / Faletti / Vespa / ecc; in un certo senso è naturale che ci siano. E’ qualcosa di più profondo e culturalmente invasivo.

Stiamo assistendo a un passaggio epocale: alla nascita di un vero e proprio circolo vizioso. La “riforma” di Feltrinelli è un segno della tendenza all’eliminazione graduale del ruolo del libraio nelle scelte di produzione. E’ probabile che i grandi gruppi editoriali siano contenti, ma cosa succederà al mercato. Quali saranno le conseguenze per i lettori?

La stessa cosa sta accadendo nel mondo della settima arte dove le multisale hanno optato per una politica molto simile… Vabbe’ ho finito, torno a guardare la TV.

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